Sapevate che in Italia, tra le tante manifestazioni folkloristiche quella dei Ceri di Gubbio è la più antica?

Pensate che la si corre fin dalla morte di Sant’Ubaldo (16 Maggio 1160), vescovo e patrono di Gubbio, e da allora ogni anno viene svolta in suo onore questa festa religiosa caratterizzata all’inizio da un’offerta di cera che le corporazioni medievali eugubine donavano al patrono (la processione veniva chiamata luminaria), in seguito, con la Bolla di Canonizzazione di Sant’Ubaldo, emessa da Papa Celestino III il 5 marzo 1192, la festa diventa gioiosa e si trasformò in quella che è oggi una vera e propria corsa dei ceri.

Le corporazioni che diedero vita alla nascita dei Ceri erano 3, proprio come il numero dei Ceri portati in processione, ed erano rappresentate da muratori e scalpellini (sant’Ubaldo), merciai (san Giorgio) e asinari (sant’Antonio).

Tali sono l’importanza e la popolarità, anche a livello regionale, della manifestazione, che dal 1973 i Tre Ceri rappresentano il simbolo della Regione Umbria e sono stilizzati nel suo gonfalone e nella bandiera ufficiale

L’ORIGINE

L’origine di tale festa è combattuta, vedendo da una parte, un’origine pagana, mentre dall’altra un’origine eroica.

Secondo l’ipotesi “pagana” la Festa dei Ceri avrebbe origine da riti pagani precristiani, forse da una cerimonia in onore della dea Cerere (da cui il nome ceri), legata al risveglio della primavera. 

In base all’ipotesi “eroica” invece, la festa celebra il ricordo della vittoria su undici città alleate contro Gubbio riportata dagli eugubini nel 1151, per intercessione miracolosa del vescovo sant’Ubaldo, patrono ma anche padre della patria. Secondo questa teoria i Ceri sarebbero dei carri-trofei di guerra e la parola “cero” potrebbe derivare da carroccio.

LA STORIA

La Festa, cresciuta ormai a dismisura, diventò nel ‘600 oggetto di contesa tra il governo della città ed i Canonici Lateranensi, custodi della chiesa di Sant’Ubaldo. Questi contrasti si acuirono al punto che, nel 1658, il Consiglio Comunale obbligò a concludere la Corsa in Cattedrale, invece che nella Chiesa di S. Ubaldo.

Il trasporto dei Ceri, avveniva a carico dei Capitani, uno o due per ogni Cero, che venivano sorteggiati annualmente tra gli associati alle Università dei “muratori e scalpellini” (Sant’Ubaldo), “merciai” (San Giorgio), e contadini possidenti (Sant’Antonio), dal momento che gli asinari erano scomparsi da tempo.

Con l’arrivo della Rivoluzione francese, anche Gubbio fu soggetta alle nuove leggi dovute all’occupazione francese dello Stato della Chiesa del 1798, e così nel mese di luglio, il nuovo commissario “cittadino” Raffaello Carbonana notificò l’abolizione della Università dei muratori e dei merciai. Per quest’ultima organizzazione, ormai in crisi da anni, fu il “colpo di grazia”. Fu soppressa per sempre e nel 1799 il trasporto del Cero di San Giorgio dovette essere finanziato dalle Università di Falegnami e Fabbri.

Il governo filo-francese del Regno d’Italia (1805-1814), aveva emesso una disposizione che prevedeva l’abolizione di tutte le tradizioni che sembravano essere “ridicole e superstiziose”, ed i Ceri erano certamente tra queste. Il signor Anton Nicola Tei, segretario comunale di Gubbio, con l’intento di salvare la Festa fece scrivere al figlio una calorosa relazione, datata 28 novembre 1811che fu in grado di garantire la continuità della Festa, anche se i Ceri si sarebbero dovuti alzare e trasportare solo sotto la supervisione della polizia.

Ovviamente, tutti questi avvenimenti indebolirono la Festa, mettendone in crisi le fonti di finanziamento. Il Comune si prese così l’onere economico per il trasporto del Cero di San Giorgio, dando l’appalto ad artigiani e commercianti che si proponevano anno per anno con il sistema d’asta al ribasso. Il trasporto degli altri Ceri restava appannaggio dei Capitani estratti tra i muratori (Sant’Ubaldo) la cui Università ancora esisteva, e tra i contadini possidenti (Sant’Antonio) che continuavano, loro malgrado, ad essere obbligati per legge comunale, a soddisfare a questo impegno.

Con l’Unità d’Italia e l’avvento della nuova legislazione laica, tale obbligo finì, molti Capitani si rifiutarono di organizzare il trasporto e la Festa fu ancora una volta a serio rischio di scomparire. In questo frangente fu fondamentale l’azione del Comune che progressivamente si prese l’onere di finanziare tutta la Festa. Con questo miglioramento economico partirono molte iniziative: furono infatti ricreati nuovi tutti e tre i Ceri, che sono quelli che ancora corrono: Sant’Ubaldo (1883), San Giorgio (1888) e Sant’Antonio (1893), grazie all’opera del falegname Giuseppe Filippetti detto “Chicchero”, inoltre, nel 1891, l’evento più importante in quanto la gestione della festa cambiò. In quell’anno al Capitano estratto per il Cero di Sant’Ubaldo, Giuseppe Vantaggi, socio dell’Università dei Muratori, fu affidato da parte dell’amministrazione comunale anche il trasporto Ceri di San Giorgio e Sant’Antonio.

Da questo anno in poi, l’Università dei Muratori e Scalpellini diventerà depositaria della Festa ed il Primo ed il Secondo Capitano, scelti tra i soci di tale associazione, diventeranno comandanti “super partes” di tutta la Festa con compiti sempre più istituzionali, come era stato per l’antico Contestabile. La fase organizzativa del trasporto sarà progressivamente affidata ad un ceraiolo scelto dai Capitani, uno per ogni Cero, chiamato “capodieci“, che un tempo si limitava a comandare soltanto la muta, il gruppo costituito da dieci ceraioli e che insieme prendeva il Cero durante la Corsa.

Nel 1916 e nel 1918, a causa della Prima Guerra Mondiale, la Festa non ebbe luogo, dal momento che un decreto del governo, aveva vietato assembramenti pubblici, così come cortei e processioni. Tuttavia, il 15 maggio 1917 la Corsa si svolse comunque presso il fronte di guerra: alle pendici del Col di Lana, gli Eugubini arruolati nella Brigata “Alpi”, festeggiarono con Ceri rudimentali, ma simili agli originali, e costruiti appositamente. La guerra fu l’occasione per l’ampliamento della chiesa di Sant’Ubaldo.

Nel primo dopoguerra la Festa dei Ceri fu pretesto di scontri tra fazioni politiche contrapposte, assai vivaci anche a Gubbio, in particolare la Festa del 1921 fu molto travagliata. Nonostante il clima di tensione, le fasi iniziali della Festa furono calme, al contrario, nel pomeriggio, si verificarono incidenti, a causa probabilmente di alcune canzoni anarchiche cantate da gruppi di ceraioli. Alcuni fascisti spararono in aria dei colpi di pistola, determinando così una rapida fuga e l’intervento della polizia, che procedette ad effettuare arresti e perquisizioni. Molti ceraioli vennero allontanati ad altri fu impedito di entrare nella città. Così al momento della Corsa, il numero dei ceraioli disponibili era chiaramente insufficiente. Un sacerdote, don Luigi Nigi, appassionato sostenitore della Festa, tentò di rimediare a questa situazione. Raccolse un numero sufficiente di ragazzi, a cui si aggiunsero vecchi ceraioli ed anche qualche donna ed iniziò il trasporto, che procedette con numerose soste e difficoltà, acuite da un violento ed inaspettato temporale. I Ceri raggiunsero eroicamente la Basilica di Sant’Ubaldo a notte inoltrata.

Con l’avvento del Fascismo invece, la Festa riacquistò una grande importanza, la dittatura era molto sensibile infatti, alla cultura popolare, ed intuì l’importanza di mantenere un buon rapporto con le tradizioni di Gubbio. Nel mese di maggio 1928, il Presidente del Provinciale Dopolavoro di Perugia, invitò il Podestà Lamberto Marchetti, ad inviare una delegazione Festa dei Ceri, alla Mostra dei Costumi e delle Feste caratteristiche, che si sarebbe tenuta a Venezia nel prossimo settembre. Il 7 settembre, i Ceri e 200 ceraioli lasciarono la città per raggiungere Venezia in treno, ed il 9 settembre, ebbe luogo una piccola riproposizione della Festa con Alzata e Birate in Piazza San Marco. In quell’occasione i ceraioli indossarono le nuove divise, che sono quelle attuali.

I Ceri di Gubbio furono premiati con il primo premio, nella sezione Riproduzione di Cerimonie, e con il secondo premio, per il gruppo più numeroso. Il giorno 11 settembre, al ritorno a Gubbio, fu fatta una Corsa “straordinaria”, per celebrare l’anniversario della traslazione di Sant’Ubaldo. A questo periodo risalgono le prime testimonianze dell’attuale usanza di decorare le statue dei tre santi il giorno prima della festa con bandierine dorate e nappe.

Nel 1929, in occasione delle nozze tra il principe Umberto II di Savoia e Maria José del Belgio, il Podestà Marchetti fu comandato dall’Opera Nazionale Dopolavoro, di inviare i Ceri a Roma, in rappresentanza della Provincia di Perugia, alla sfilata dei Costumi regionali che doveva fare cornice al matrimonio. E così, il 5 gennaio 1930, un gruppo di 150 ceraioli partì per Roma. L’Alzata e le tre Birate ebbero luogo il 7 gennaio in Piazza del Quirinale al cospetto della corte reale. I ceraioli furono costretti ad eseguire tutte le fasi in fretta, e senza la dovuta considerazione da parte dell’organizzazione. Questo determinò un pesante malcontento nella maggioranza dei ceraioli, che promisero che non si sarebbero più prestati a questo tipo di comparsate.

GLI UOMINI DELLA FESTA

Numerose figure ruotano intorno alla Festa dei Ceri, con compiti distinti e strettamente regolamentati, ma tutti sono essenziali per raggiungere un risultato positivo della Festa. Dal punto di vista pratico, il trasporto dei Ceri è organizzato dai ceraioli secondo una modalità complessa e pianificata.

I ceraioli

Il ceraiolo è la figura centrale della Festa. Ogni cittadino di Gubbio, per nascita o genuinamente acquisito, può diventare ceraiolo, dopo un lungo apprendistato che inizia con i Ceri Piccoli e Mezzani e continua svolgendo ruoli di crescente importanza durante la Corsa. Tutti questi ruoli sono sempre sotto la supervisione di più ceraioli esperti in un rapporto alunno-maestro. La scelta a quale Cero appartenere non è legata alla residenza del ceraiolo: i Ceri non hanno niente a che fare con i quartieri della città. In origine, la scelta del Cero era legata al tipo di lavoro e così tramandata di padre in figlio. Tradizionalmente, al Cero di Sant’Ubaldo sarebbero legati i muratori e scalpellini, a quello di San Giorgio i commercianti e gli artigiani, mentre a quello di Sant’Antonio i contadini, i proprietari terrieri e gli studenti.

Oggi, la scelta dovrebbe essere teoricamente libera, ma in realtà è sempre condizionata dalle tradizioni familiari, soprattutto da parte del padre, che ha lo scopo di influenzare il figlio, futuro ceraiolo. Le donne non portano il Cero, tranne che durante la Mostra. Tuttavia se provengono da importanti dinastie di ceraioli, possono assumere una certa importanza nel condizionare la scelta dei figli.

È difficile stimare il numero di ceraioli realmente coinvolti nella Corsa, infatti essa, a dispetto della pianificazione, è ancora sottoposta a circostanze imprevedibili risolte in maniera estemporanea. I ceraioli attivi sono stimati in circa 400 per ogni Cero, ma il loro numero raddoppia se si considerano i bracceri e le persone che aiutano spingendo o trainando.

L’organizzazione della Corsa è progettata nel corso di numerose riunioni, presiedute dal Capodieci, che si svolgono periodicamente nelle Manicchie in cui il territorio è diviso. Ad ogni Manicchia spetta, oramai per tradizione, l’organizzazione di specifiche parti della Corsa e, nelle riunioni si dovranno confermare o sostituire i ceraioli, in base a come si sono comportati nella Corsa precedente. Anche se si tende a negarlo, esiste all’interno di ogni Cero (e di ogni Manicchia) una certa concorrenzialità, se non un vero e proprio antagonismo, per i ruoli più prestigiosi nella Corsa, che rendono spesso le riunioni particolarmente accese.

La divisa

La divisa da “ceraiolo” è costituita da un paio di pantaloni bianchi in tela di cotone, una camicia di colore diverso a seconda del Cero di appartenenza (gialla per Sant’Ubaldo, azzurra per San Giorgio e nera per Sant’Antonio), una fascia rossa (detta fusciacca) legata in vita a mo’ di cintura, un fazzoletto rosso appoggiato sulle spalle e puntato davanti. L’attuale divisa dei ceraioli, è stata creata nel settembre 1928, da una commissione appositamente costituita, in occasione della partecipazione di Ceri alla Mostra dei Costumi e delle Feste Caratteristiche tenutasi a Venezia.

La muta

La muta è un gruppo di ceraioli assegnati a prendere il Cero, tutti allo stesso tempo, per un pezzo della Corsa. La lunghezza del pezzo varia a seconda della pendenza tra i 40 e 100 metri. Ogni muta include un massimo di venti ceraioli, ognuno dei quali ha una posizione assegnata precisa. Otto ceraioli sostengono il peso del Cero con le spalle sotto la stanga della barella. I quattro ceraioli posizionati nella parte estrema e più affusolata del stanghe sono chiamati puntaroli o punte ed hanno una prevalente funzione di spinta. Gli altri quattro che si pongono sotto la parte centrale e più tozza della stanga sono chiamati invece cepparoli o ceppi ed hanno un maggiore compito di sostegno. I ceraioli sono disposti in base alla loro altezza ed in base della pendenza del percorso: quelli alti avanti se il percorso è in discesa, indietro in salita ed all’esterno in curva. Ciascuno di questi otto ceraioli a spalla può avere un aiuto tramite il braccere, ceraiolo più basso che lo cinge alla vita e ne afferra il braccio libero.

I restanti quattro ceraioli sono posti in mezzo alle stanghe. Il capodieci (capo dei dieci) è il ceraiolo più avanzato di questi ed ha il compito di guidare il Cero, regolando la velocità e correggendo le traiettorie. Subito dietro di lui il barelone avanti occupa una posizione strategica e difficile, prigioniero nel mezzo della barella, per questo motivo è di solito un ceraiolo atletico ed esperto. Il barelone dietro è posizionato in un angolo cieco dietro il Cero, spinge e controlla i due cepparoli posteriori. Il capocinque (capo dei cinque o sterzarolo), è l’ultimo uomo tra le stanghe ed ha la visuale più ampia, deve spingere in salita, mantenere l’equilibrio in discesa, e chiudere le curve.

I Capitani

Ci sono due Capitani: Primo e Secondo. Essi devono appartenere alla Università dei Muratori e sono scelti ogni 15 maggio ma entreranno in carica dopo due anni. Il Primo Capitano è il capo simbolico della Festa e conduce la Corsa dei Ceri all’interno delle mura. Ricorda la figura dell’antico Contestabile, un magistrato municipale straordinario, scelto per coordinare le celebrazioni di maggio in onore di Sant’Ubaldo. Il Secondo Capitano è responsabile per l’Alzata dei Ceri e per la Corsa al Monte, così come per la Mostra del Cero di Sant’Ubaldo.

Essi sono assistiti da altre due figure: il Trombettiere e l’Alfiere, che completano l’Armata a cavallo. Il Trombettiere è una figura storica, sempre presente dopo l’istituzione del Contestabile. Durante la Corsa, annuncia l’imminente arrivo dei Ceri suonando le note della “carica“. Viceversa l’Alfiere, è stato istituito nel 195, ed ha il compito di tenere l’insegna della città di Gubbio, al seguito dei Capitani. Dal 2012 tutti i componenti dell’Armata sono tornati ad indossare le uniformi dette napoleoniche, che erano state sostituite negli anni ’50 da quelle ispirate al Risorgimento.

I Capodieci

Il Capodieci, altrimenti chiamato Primo Capodieci, è il capo del Cero per la Festa. Una volta veniva scelto dai Capitani, ma a partire dall’ultimo ventennio del secolo scorso, è annualmente eletto dai ceraioli con diverse modalità da Cero a Cero. È responsabile dell’organizzazione, dell’Alzata e della Corsa, ma ha anche compiti pratici, come montare e alzare il Cero, guidarlo alla partenza, abbassarlo e smontarlo (scavìare) a fine Corsa. La sua uniforme è uguale a qualsiasi altro ceraiolo ad eccezione del distintivo sul petto che raffigura, su un nero campo, i simboli del rispettivo Cero: mitra e pastorale per Sant’Ubaldo, scudo, elmo e lancia per San Giorgio, fiamma per Sant’Antonio.

I Capocetta

Il Capocetta (capo dell’accetta) è normalmente nominato dal Capodieci, e il suo compito principale è quello di riparare il Cero in caso di urti o cadute. Ha anche il ruolo di dirigere il Cero durante la Mostra. Indossa una camicia di colore rosso, mentre la fusciacca è gialla per Sant’Ubaldo, azzurra per San Giorgio e nera per Sant’Antonio. In mano, tiene un’ascia avvolta in un panno.

I Tamburini

I Tamburini precedono tutte le sfilate del ceraioli. Essi hanno il compito di svegliare i Capitani ed i Capodieci all’alba della Festa. Hanno uniformi simili a quelle del Capocetta con camicia rossa e fascia a seconda del colore del Cero. Quando sfilano, marciano tutti insieme, disposti in tre file, uno per ogni Cero, con San Giorgio a destra, Sant’Ubaldo nel mezzo e Sant’Antonio a sinistra.

PROGRAMMA INDICATIVO DELLA FESTA PER IL 15 MAGGIO

Ora Luogo Evento

5:30 case dei Capitani e Capodieci I tamburi svegliano i Capitani e i Capodieci
6:00 Palazzo dei Consoli Il Campanone sveglia tutta la città
7:00 Cimitero Civico Commemorazione dei ceraioli defunti
8:00 Chiesa dei Muratori Messa dei ceraioli ed estrazione dal bussolo
9:00 dalla chiesa dei Muratori a Piazza Grande Corteo dei Santi e colazione
10:00 da Porta Castello a Piazza Grande Sfilata dei ceraioli
11:30 Piazza Grande Investitura dei Capitani
12:00 Piazza Grande Alzata dei Ceri
12:30 vie di Gubbio Mostra del Cero
13:00 Piazza Grande e arconi Tavola bona
17:00 dal Duomo alla chiesa dei Neri Processione con la Statua di Sant’Ubaldo
17:50 dai Ceppi alla chiesa dei Neri Alzatella
18:00 dalla chiesa dei Neri a palazzo Ferranti Corsa dei Ceri, primo tratto
18:20 da palazzo Ferranti al palazzo dei Consoli Corsa dei Ceri, secondo tratto
18:40 dal palazzo dei Consoli a Porta S. Ubaldo Corsa dei Ceri, terzo tratto
19:30 da porta Sant’Ubaldo alla Basilica di S. Ubaldo Corsa dei Ceri, quarto tratto ed arrivo
20:30 dalla Basilica di S.Ubaldo alla chiesa dei Muratori Discesa dei Santi

LA CORSA

I Capitani dell’anno precedente danno il “via”.

La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, “Via ch’eccoli”.

Si apre la marea colorata come per incanto per consentire il passaggio dei Ceri in corsa, ben piantati sulle robuste spalle dei ceraioli.

La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa, riuscendo a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia.

È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando “cadute” e “pendute”.

Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio.

Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall’Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.

TERMINOLOGIA

Nella Festa dei Ceri è in uso da tempo un glossario specifico che viene qui riportato per i termini più diffusi ed importanti.

Abbassata: abbassare il Cero in posizione orizzontale alla fine della Corsa.

Alzata: alzare il Cero in posizione verticale, dopo averlo assemblato (incaviamento).

Ammanicchiare: afferrare le stanghe della barella del Cero che precede. È indice di scarsa velocità del Cero che sta davanti.

Barella: supporto del cero a forma di H composta da due stanghe parallele e da una traversa (barelone).

Girate: tre giri alla massima velocità effettuati dai tre Ceri in Piazza Grande durante la Corsa.

Braccere: ceraiolo di supporto al ceraiolo a spalla che cinge alla vita quest’ultimo reggendone il braccio libero. Solitamente il braccere è più basso di chi deve supportare. I bracceri sono presenti nei ceri grandi e mezzani ma non in quelli piccoli.

Brocca: vaso in ceramica che viene lanciata dal capo del cero (Capodieci) sulla folla al momento dell’Alzata. Ne sono presenti 3, una per ogni cero. Con la brocca in mano il capodieci saluta la piazza, la folla e i campanari (coloro che suonano la grande campana del palazzo dei consoli), ed al momento del lancio la corsa parte e tutta la piazza si affretta a recuperare frammenti della brocca, ricorrendo anche alla violenza. In caso la brocca venisse afferrata da un individuo senza prima lasciare che si rompa, quest’ultimo verrà malmenato da tutti e la brocca verrà comunque rotta.

Caduta: perdita di verticalità in senso laterale con il contatto della stanga della barella con la terra. È il peggiore evento che possa capitare ad un Cero in Corsa ed elemento insindacabile di giudizio negativo.

Calata: pezzo della Corsa caratterizzato da una ripida discesa con partenza da fermo. Le Calate sono due: Calata dei Neri (via Dante) e la Calata dei Ferranti (via Mazzatinti).

Capeluccia: sono le tre cappelle dislocate a vari livelli della strada del Monte, ultimo tratto della Corsa.

Capocetta: ceraiolo che reca l’accetta, strumento adatto per incavìare il Cero e ripararlo dopo eventuali cadute.

Capocinque: ceraiolo situato in mezzo alle stanghe nella posizione più arretrata. Ha una fondamentale importanza nelle curve.

Capodieci: capo del Cero, eletto annualmente, che alza il Cero e lo guida in mezzo alle stanghe nella posizione più avanzata. È il responsabile della Corsa e sceglie personalmente i suoi luogotenenti nel corso di interminabili riunioni preparatorie.

Cavìa: zeppa metallica a forma di cuneo che blocca il cero alla barella.

Ceraiolo: portatore del Cero, che può essere differenziato in ceraiolo in mezzo (capodieci, barelone, capocinque) o a spalla (punta, cepparolo).

Famiglie: associazioni, di recente formazione, che presiedono alle attività organizzative e ricreative di ogni Cero.

Fusciacca: fascia rossa che viene girata più volte intorno alla vita dei ceraioli ed annodata sul fianco sinistro.

Girate: rotazioni che i Ceri in verticale o in orizzontale compiono in senso antiorario intorno a delle strutture centrali (pennoni, pozzi, etc.).

Giratelle: rotazioni che il Cero in verticale compie in senso antiorario intorno al proprio asse durante la Mostra in segno di saluto e omaggio.

Incaviare: atto di inserire la cavìa nella fessura del timicchione inferiore del cero. In senso più ampio identifica il montaggio del Cero.

Inchini: inclinazione ritmica in avanti del Cero per tre volte, segno di cortesia durante la Mostra.

Manicchia: appiglio per il trasporto orizzontale del cero, che serve da ammortizzatore in caso di caduta. Allo stesso tempo il termine è usato per indicare le zone di divisione territoriale dei ceraioli, spesso identificate con un quartiere o una frazione comunale.

Mostra: esibizione del Cero per la città da dopo l’Alzata fino alle 15:30 circa, effettuata per omaggiare luoghi e persone. La Mostra rappresenta uno dei momenti più toccanti della Festa ed uno degli esempi più qualificanti della “civiltà ceraiola”.

Muta: gruppo di otto ceraioli a spalla (più altri otto eventuali bracceri) che entrano simultaneamente dando il cambio alla muta precedente. La parte di Corsa coperta da una muta si chiama pezzo.

Penduta: perdita di verticalità del Cero, che si inclina decisamente di lato fino ad urtare ed appoggiarsi contro ostacoli.

Puntarolo (o punta): ceraiolo “a spalla” che occupa la parte estrema (la punta) sia anteriore che posteriore della stanga.

Scaviare: atto di far uscire la cavìa ed estrarre il timicchione del cero dalla barella. In senso più lato corrisponde allo smontaggio del Cero.

Stanga: struttura di legno di pino a forma di fuso, parte costitutiva della barella deputata ad ospitare le spalle di quattro ceraioli. Le parti estreme prendono il nome di punte e quelle intermedie (più larghe) quelle di ceppi.

Stecchiare: atto di distruggere il Cero a colpi d’accetta, punizione (mai avvenuta in tempi recenti) cui sarebbe soggetto un Cero che contravvenisse alle regole della Corsa.

Stradone: nome dato ai nove viali della strada del Monte, ultimo tratto della Corsa.

Tavola bona: tradizionale pranzo dei ceraioli all’interno del palazzo dei consoli a cui partecipano anche autorità ed ospiti di riguardo.

Timicchioni: parti terminali del cero dove innestare il santo e la barella.

Università: Corporazioni delle Arti e Mestieri. Ancora oggi sono esistenti quelle dei Sarti, dei Calzolari, dei Fabbri, dei Falegnami e dei Muratori. Quest’ultima è la più importante, depositaria della Festa dei Ceri dal 1891.

Vejone: grande festa di carnevale in cui viene presentato il Capodieci da poco eletto.

CURIOSITA’

  • Durante l’anno, i Ceri e le barelle sono custoditi nella Basilica di Sant’Ubaldo, in cima al monte Ingino, mentre le statuette dei Santi sono conservate nella Chiesetta di S. Francesco della Pace detta“ dei Muratori” in Via Savelli.
  • I Ceri vengono decorati la sera prima della Festa con bandierine dorate a coda di rondine nella parte superiore e nappe anch’esse dorate, nella parte inferiore, staccate dai ceraioli la mattina dell’alzata del 15 maggio e conservate come ricordo.
  • I Ceri sono tre strutture di legno, formate da due prismi ottagonali sovrapposti e rinforzati da un telaio interno, anch’esso di legno, e attraversati da un asse che fuoriesce all’esterno con due “timicchioni”. Quello in basso s’incastra su un supporto chiamato “barella” che ne consente il trasporto a spalla, quello in alto permette di fissare sulle sommità tre piccole Statue che rappresentano i Santi Protettori delle Corporazioni: S. Ubaldo (patrono e protettore della città) per i muratori, S. Giorgio per i commercianti e S. Antonio per i contadini.
  • I Ceri pesano 300 kg l’uno

ARCHIVI

Se siete interessati non perdetevi l’Archivio fotografico e l’archivio storico del sito ufficiale della manifestazione.

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