“Porto sempre con me il mio diario: bisogna avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere in treno.”

Oscar Wilde

Ricordo benissimo quando nei primi anni 90, scoppiò fra tutte noi ragazzine, la mania dei diari segreti. Ognuna di noi ne possedeva uno, era uno dei regali di compleanno più in voga fra noi adolescenti, e si faceva a gara a chi lo avesse più cool, più fashion grazie all’utilizzo delle mitiche penne glitter e profumate che rendevano il tutto più artistico.

Erano proprio loro, abbinate alle nostre fantasie e doti artistiche che rendevano unici i nostri diari. Chiunque poteva essere libero di esprimersi nella maniera che più gli si addiceva: c’era chi si definiva uno street art e per questo il proprio diario veniva trasformato in una sorta di muro, sul quale si esercitavano facendo scritte stile bombolette spray, tutte ricontornate con colori diversi avvicinandosi a scritte neon, oppure facendo scritte con sfondi a mattoncini, chi invece si sentiva già super fashion e puntava ad avere il Diario in Jeans (uno tra i più ricercati del momento che solo in pochi avevano), o chi semplicemente lo usava per annotare i più segreti dei segreti allucchettandolo con 500 lucchetti.

In conclusione, qualunque fosse il motivo, un diario segreto, credo che prima o poi, lo abbiano avuto e voluto tutti.

ORIGINE

Le prime tracce di questo genere letterario risalgono a tempi molto antichi, infatti già prima dell’anno mille i più facoltosi assumevano una persona che poteva riportare i loro pensieri e le loro storie per iscritto, al fine di tramandarli ai familiari o per semplice vanità.

Durante il Medioevo, esistevano i libri di ricordanze, una serie di memorie (“ricordanze” appunto) registrate per sé o per i familiari, scritti generalmente con brani che iniziano ciascuno con “Ricordo che…“. Traggono la loro origine dai libri di conti o di bottega, utilizzati prevalentemente dai mercanti che nonostante non avessero conoscenza del latino, erano soliti tenere taccuini in lingua volgare per annotazioni, successivamente iniziarono a scrivere anche per diletto personale, aggiungendo oltre alle informazioni di tipo economico, informazioni in merito alla propria persona, famiglia o ciò che succedeva all’interno della città, creando inconsapevolmente un nuovo genere letterario. In Toscana la forte alfabetizzazione, l’espansione economica e l’affermazione della lingua volgare furono le principali cause dello sviluppo di tale genere letterario: il Diario.

All’inizio si usava questo genere come semplice cronaca (mancava infatti la scrittura in prima persona); basti pensare al fatto che Carlo Magno per far raccontare le sue gesta assunse ai suoi servigi una persona, tale Eginardo, che aveva il compito di seguirlo per scrivere le sue avventure, così da lasciare ai posteri, la memoria delle sue prodezze e pensieri.

Solamente nel Rinascimento, il diario si distinse dall’autobiografia e dalla cronaca, assumendo la funzione di annotatore di appunti da ricordare.

Nel tempo poi questo genere letterario ha subito una profonda evoluzione frutto della maturazione delle idee di coloro che lo scrivevano, basti pensare all’Ulisse di Joyce, dove si racconta quello che è un viaggio, ma attraverso un flusso di coscienza piuttosto che attraverso una serie di banali tappe o una lista di luoghi visitati.

CARATTERISTICHE

Dal latino diarium, der. di dies ‘giorno’. Uno dei presupposti del diario è proprio quello di scrivere giorno per giorno. Il linguaggio è di solito semplice ed informale e quasi sempre ci si rivolge al diario stesso iniziando con “Caro Diario“.

TIPOLOGIE

In base a ciò che veniva annotato sono nate quindi diverse tipologie di diario, tra queste:

  • DIARIO DI VIAGGIO:  Prima della nascita delle moderne tecnologie, il diario di viaggio era un quaderno, un libro bianco, un taccuino o semplicemente dei fogli successivamente rilegati dove si annotavano i ricordi, le avventure, le storie e gli insegnamenti derivati da quel determinato viaggio, creando una vera e propria collezione di ricordi e scoperte. Si decideva di scrivere questo tipo di diario per aiutarsi a ricordare le ragioni che spinsero a fare il viaggio verso quella meta e per non dimenticare tutto ciò che si imparava come poteva essere la cultura del posto e il modo di vivere degli autoctoni.
  • DIARIO DI BORDO: Secondo la tradizione marinaresca, in tempi passati, il diario di bordo serviva per tenere traccia di tutto ciò che succedeva su una nave e serviva ai comandanti ed ufficiali a ricostruire tutti gli avvenimenti a bordo. La navigazione nei secoli passati, quando ancora non era nato il GPS, si basava su rilevamenti costieri ed astronomici e quando questi riferimenti venivano meno si presentava un vero e proprio pericolo. Viene da sé così l’importanza che rivestiva anticamente il diario di bordo e che rappresentava una testimonianza di inestimabile valore per chi aveva intenzione di percorrere la medesima rotta. Seguire rigorosamente le indicazioni tratte dal Giornale di bordo e le carte significava, dunque, limitare i danni derivanti da qualsiasi evento imprevisto, quello più famoso di questo genere è ovviamente Il Giornale di Bordo di Cristoforo Colombo del 1492-93.
  • DIARIO DI GUERRA: tenuto sia da ufficiali nella propria funzione, sia da soldati, vengono considerati tali anche i diari di Resistenza e di prigionia. Un diario di guerra è un registro ufficiale regolarmente aggiornato tenuto da unità militari in cui si prende nota delle attività. Lo scopo di questi diari è sia di registrare informazioni utili a migliorare la formazione e le tattiche militari ma anche di fornire un resoconto di quanto sta avvenendo nelle zone di guerra. Il più famoso fra tutti il Diario di Anna Frank, ma ancor prima quello “De bello gallico” di Caio Giulio Cesare. Cesare, grande generale e politico romano, nel 58 a.C. si reca in Gallia per conquistare questi territori. Il De bello gallico (=sulla guerra di Gallia) è la rielaborazione degli appunti che Cesare prendeva giorno per giorno nel suo diario di guerra. Scritto ovviamente in lingua latina, possiamo leggere non solo la descrizione minuziosa di tutte le campagne militari, ma anche molte curiosità sugli usi e sui costumi delle tribù barbariche con cui Cesare veniva a contatto. Un altro diario famoso che appartiene a questo genere è quello del generale Erwin Rommel. Durante la Seconda guerra mondiale il generale tedesco Erwin Rommel, poi conosciuto come “la volpe del deserto”, giunge in Africa il 15 febbraio 1941 e vi rimane fino al 9 marzo 1943, quando viene congedato per motivi di salute. Durante la famosa “campagna d’Africa” il generale tiene un diario di guerra, posto poi in salvo dal sottufficiale aiutante Moser (che ha avuto l’incarico da Rommel stesso di conservarlo, ma anche di aggiungere alcune note quando non lo faceva Rommel di persona). Il diario di Rommel è un documento eccezionale che ci permette di conoscere non solo le tattiche e le tecniche di guerra, ma anche la vita dei soldati al fronte e le complesse relazioni tra truppe tedesche e italiane. Ben diverso il diario di guerra del soldato Giuseppe Ungaretti, l’Allegria, non solo perché si tratta di un’altra guerra, la Prima guerra mondiale, ma soprattutto perché Ungaretti era un poeta e ci racconta la sua esperienza in trincea attraverso brevi componimenti densi di sofferenza ma anche di speranza.
  • DIARIO MEDICO: Nella pratica psicoanalitica alcune scuole mediche stabiliscono che il paziente debba tenere un diario di sogni, scritto ogni mattino al risveglio. Anche per i disordini del sonno, come le parasonnie e le dissonnie possono richiedere la tenuta di un diario del sonno. Anche le diete e in generale qualsiasi terapia possono prendere la forma dell’appunto di diario.

DIARI FAMOSI

Quando si parla di diario, il primo titolo che viene alla mente è il diario di Anna Frank, ma ce ne sono tanti altri famosi tra cui: la Coscienza di Zeno, scritto da Italo Svevo, racconta la storia di un fumatore che promette di smettere, ma non lo fa mai, tramite una linea piuttosto psicologica incentrata sul protagonista, il Libro dell’inquietudine di Pessoa, i diari di Stendhal e quelli del filosofo Kierkegaard che rappresentano un connubio tra un racconto filosofico ed un diario medico di ricerca.

Altri famosissimi titoli italiani sono il Giornalino di Gianburrasca e Diario clandestino di Giovanni Guareschi, sicuramente poco noto per questo capolavoro, ma ben più noto per la famosa coppia Don Camillo e Peppone e per il celebre romanzo Il destino si chiama Clotilde.

LO SKETCHBOOK

Tralasciando il discorso del genere letterario, il diario non è solo una forma di scrittura, ma è riconosciuto anche come forma d’arte vera e propria, basti pensare ai grandi artisti come Hemingway, Oscar Wilde, Leonardo, Goya e Van Gogh, i quali nel riportare le loro impressioni su determinate cose o situazioni, non si limitavano soltanto a scrivere, ma addirittura lo rappresentavano in forma grafica, così come una fotografia.

Grazie a questo modo di rappresentare le cose nasce il termine sketchbook usato per rappresentare questa forma di diario, spesso di viaggio, che tramite la forma visiva quali bozzetti e scarabocchi riporta emozioni e pensieri del momento.

Ci sono infiniti modi per rendere uno sketchbook molto particolare: potete usare il collage, l’essiccazione di piante e fiori, oppure il frottage la tecnica che ti permette di ottenere effetti personali tramite la raschiatura della pagina con la matita.

In questi ultimi anni nelle librerie si trovano quelli della National Geographic, a mio avviso fatti veramente bene grazie alla cura nella tecnica e all’attenzione dei particolari dei paesaggi.

IL CAMBIAMENTO

Con l’avvento di internet, ciò che sembrava avere una fine, è riuscito invece a crescere ed affermarsi globalmente, ecco così che nacquero i blog.

Il termine blog deriva dalla contrazione di web-log, che significa “diario in rete”. Si tratta di un particolare sito web, gestito dai cosiddetti blogger, all’interno del quale vengono pubblicati, in modo più o meno periodico, dei contenuti multimediali. Essi possono essere elaborati in forma testuale oppure sotto forma di post, ovvero una sorta articoli di giornale. Tali contenuti vengono visualizzati in ordine anti-cronologico, cioè dal più recente al più vecchio, e, spesso, nel blog viene inserito un archivio in cui gli articoli sono raggruppati per mesi o anni, in modo da rendere più semplice la ricerca.

La nascita dei blog avvenne nel 1977, quando il 23 Dicembre Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia volle condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Tuttavia il New York Times incoronò come primo blogger della storia Justin Hall, uno studente dello Swarthmore College che, a quanto pare già nel 1994, diede vita a links.net una pagina nata dalla stessa idea di condivisione di link e indirizzi utili su un tema specifico. Era così che si presentavano i primi blog: un’interminabile lista di appunti e risorse. All’epoca, infatti, non esistevano ancora i motori di ricerca quindi l’accesso a queste informazioni, il poter consultare queste liste, rappresentava una risorsa estremante importante per i primi navigatori del web.

Nel 1996 Dave Winer realizzò un blog denominato “24 Hours of Democracy”, il cui obiettivo era creare un punto d’incontro online per discutere anche sulla libertà di espressione nel Web. Questa iniziativa riscosse notevole successo, portando Winer alla creazione di un’impresa per lo sviluppo di software per blog.

Arriviamo al 1998, più precisamente in ottobre, quando il blog subisce la sua prima evoluzione verso la forma che conosciamo anche oggi. Spunta fuori Open Diary, una vera e propria comunity online in cui è possibile scambiarsi commenti. Lo spazio personale diventa spazio di confronto orizzontale; l’interazione fra gli utenti è il primo step di quella rivoluzione comunicativa che vedrà la luce negli anni a venire.

Dal 1999 apparvero una serie di portali dedicati ai blog: Eatonweb Portal, Blogger e poi WordPress e Splinder.

Nel 2000 Adam Kontras, pubblica sul suo blog un video e un testo per la sua famiglia; l’intento era di aggiornarli su ciò che stava facendo lontano da casa; fu così nacquero i primi videoblog, e nel 2001 inizia la vera e propria rivoluzione arrivando ai blog come li conosciamo adesso.

Tra il 2002 e il 2007 il blog ha un vero e proprio boom. Secondo una ricerca dell’Online Journalism Reviews, nel 2010 esistevano più di settanta milioni di blog attivi in tutto il mondo, di cui quattrocentomila erano italiani. Oggi se ne contano circa 440 milioni sommando tutti quelli editati con le maggiori piattaforme.

Tra il 2009 e il 2010, con il boom dei social network, si pensò che il blog stesse per attraversare un periodo di crisi. Si temeva che Facebook sarebbe diventato l’unica piazza in cui gli utenti avrebbero condiviso i loro pensieri e contenuti, o che il micro-blogging di Twitter potesse minare l’abitudine del long copy, fortunatamente questa deriva non è mai arrivata.

Nel 2007 Tim O’Reilly, una personalità di spicco dei nuovi media, propose una sorta di breve codice etico per i blogger in 7 punti:

  1. Sii responsabile delle tue parole e anche dei commenti che escono sul tuo blog;
  2. Specifica il livello di tolleranza per i commenti non opportuni;
  3. Considera l’eliminazione dei commenti anonimi;
  4. Ignora i troll;
  5. Sposta le eventuali conversazioni non idonee fuori dal blog e parla direttamente con l’utente;
  6. Se qualcuno si comporta male online, faglielo notare;
  7. Non dire nulla online che non diresti anche di persona.

GIORNATA MONDIALE

La Giornata Mondiale dei Blogger, nasce a Cebu, nelle Filippine il 2 Maggio del 2010, ed è nata per celebrare i protagonisti della rivoluzione della comunicazione. La Giornata ha infatti fra i suoi obiettivi quelli dell’inalienabilità e della libertà d’espressione dando voce a tutti quei blogger che sono morti per difendere i propri diritti.

Tra questi ricordiamo Omid Reza Mir Sayafi, blogger e giornalista iraniano morto alla soglia dei trent’anni mentre era incarcerato per quanto pubblicato,  Zakariya Rashid Hassan al-Ashiri, del Bahrein, ucciso dopo solo sette giorni di arresto, e il brasiliano Edinaldo Filgueira, assassinato da uomini armati all’uscita dal lavoro a causa delle critiche pubblicate nei confronti del governo locale.

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